a volte mi fermo a riflettere se vale la pena conoscere o non voler conoscere, ma poi mi dico che chi non vuole conoscere non può essere che un mero essere vuoto... e sorrido nel pensare che se il Signore lo vorrà , mi toccherà ampliare ancora molto la mia conoscenza dell'universo che mi circonda...
![]()
Nome: Zorba il greco, ovvero il mio nome è.... Nessuno
uhmmm... bisognerebbe sfondare la mia corazza, e probabilmente trovereste qualcosa di particolare e fuori dai canoni, ma vi assicuro che è piuttosto difficile... non abbiate paura non mordo e non sono di certo un mostro, anche se sembra che il mio profilo incuta un po' di timore nelle donne...
Questo Blog è ottimizzato per Mozilla Firefox, l'impaginazione con Internet Explorer potrebbe risultare non corretta. Per una migliore visualizzazione usare una risoluzione 1280x1024 pixel.
sughen in E' bello verificare ...
ego4ever82 in E' bello verificare ...
oggi
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
agà pe
da non leggere in pulman
eros
fiamme di pietra
freddi merletti
gente di montagna
immagine dei sensi
irti cammini
mélancolie
pathos
tracce
umanità e sociale
uomini e riflessioni
viandando
visitato *loading* volte
E' bello verificare che i fantasmi non fanno più male...
gli occhi non si bagnano per ciò che si è perduto, ma per quello che non si potrà vivere...

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

...
per avermi indicato un orizzonte spazioso dalla prospettiva silenziosa della cima del monte, per avermi insegnato il significato dei gesti naturali e l’istinto e per avermi dato i mezzi per cominciare a viaggiare nel tempo e nello spazio anche quotidiano ...(ex) Sergente Nicola Lo Russo: e tu... adesso cosa fai?
(ex) Tenente Raffaele Montini: vi do una mano...
Dedicato a tutti quelli che stanno scappando.
un sogno... che volevo condividere...
sono passati un po' di anni e quel sogno è rimasto, ma non è più da condividere.
penso che sia davvero la cosa giusta, quella di poterlo vivere tra me e me, come quasi tutte le cose più belle che io abbia mai vissuto.
Nietzsche ha detto: "Quando guardi a lungo nell'abisso, l'abisso ti guarda dentro."
Einstein ha detto, "L'immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza e' limitata, l' immaginazione abbraccia il mondo."
Albert Einstein ha detto:"La domanda che a volte mi lascia confuso e': sono pazzo io o sono pazzi gli altri?"
Albert Pine ha detto: "Quello che facciamo per noi stessi muore con noi, quello che facciamo per gli altri e per il mondo rimane ed e' immortale"
Khalil Gibran ha scritto: Le anime piu' forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri piu' solidi sono cosparsi di cicatrici.
Ecclesiaste 7:20 "Certo non c'è sulla terra un uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai."
Il filosofo taoista Lao Tzu ha scritto: "Chi controlla gli altri può anche essere potente ma chi controlla se stesso è ancora più potente."
William Shakespeare ha scritto: "Ama tutti fidati di pochi, non fare torto a nessuno."
In queste frasi c'è molto di me... e a volte non so se sia giusto così
Ho cercato di immaginare come potesse essere quel giorno di un freddo inverno del '58. Sono rimasto lì davanti, piazzato a guardare quel cancello come se fossi un ebete, senza neppure riuscire ad osservare le auto che correvano.
Ci ero passato qualche volta, ma sempre di sfuggita, senza mai fermarmi...
Ora potevo entrare. Non avevo mai pensato di averlo potuto fare, anzi per me era sempre stata un'idea impossibile. Non ci sarei mai entrato...
Ma la vita non è fatta di queste cose, la vita è fatta di altre cose... e a volte ti regala l'impossibile...
E nella mente iniziano a correre ricordi, storie che sembrano fiabe, ma che ti accemdono il cuore. Senti persino la voce di quel narratore correre nei canali uditivi fino a giungere, insinuandosi nelle vene, al cuore. E vedi anche quelle foto sdrucite, grigie, quasi a mimetizzarsi in quelle divise. Strano... ora che son passati anni gli somiglio davvero, abbiamo anche la stessa barba... io e quel narratore...
A volte penso di non averlo mai abbracciato, di aver sempre avuto un timore reverenziale, anche ora... non ci riesco... eppure mi manca, come mi è sempre mancato...
Predazzo, 17 ottobre 2008

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Solera 1847... brucia lungo l'esofago ed esplode caldamente nello stomaco, mentre quella piccola e dolce lacrima scorre lungo la guancia sinistra. Mi sembra quasi di essere giunto al capolinea. Vorrei voltare pagina, cambiare il mio libro... Lo xerez ha un sapore tutto suo, ambrato come gli uomini di quella terra. All'inizio amaro, quasi aspro, poi dolce con un gusto forte di ciliegia. Penso che vorrei andare a morire lì, in quella terra aspra e calda, battuta dai venti dell'oceano, dal sapore antico e dai tratti moreschi. Rivedo un faro sperduto su una costa frastagliata, con pareti a picco e la vita riarsa. Mi fermerei sotto l'ombra di una di quelle piccole casette bianche per il mio ultimo riposo. Questa immagine mi da pace. Forse perchè ormai sono stanco, quasi a non riuscirmi a rialzare più, quasi a non farcela più a tirare su il fardello e riprendere il cammino. Alla fine sono solo... come in fondo lo sono sempre stato, anche quando c'era qualcuno che sembrava volermi fare compagnia. Solo con me stesso.. credo sia il mio destino... Non lo disprezzo, in fondo ho iniziato ad amarlo, anche se a volte quella lacrima torna a solcare il viso. Una lacrima carica di dolore, di incomprensione, di sofferenza, di amore e di coscienza... La lacrima della mia vita...

La bruma nasconde lo sbiadito verde di quel paesaggio umido e spento.
E' la strada che inizia... davanti i Pirenei, dietro la Francia. Mi guardo le mani, e poi i piedi ripartono calpestando piccole pietre su di un asfalto rotto e dissestato. Un asfalto che finisce poco dopo.
La bruma diviene nebbia che avvolge i miei pensieri, la mia anima.
Untto mi ha lasciato oleoso. Sì, perchè non sono stato io a lasciarlo, è stato quel piccolo borgo di contadini a lasciarmi andare, a lasciarmi scivolare verso i monti.
Davanti altri 1000 metri di dislivello; davanti la Spagna; davanti centinaia di chilometri e migliaia di pensieri.
Migliaia di secondi di una vita fuori da questo Mondo.
La mia vera vita...

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
Un lungo periodo fatto di silenzi.
Vecchi e sdruciti brandelli di amore che tornano a farsi vivi,
occhi di ghiaccio che pensano di giocare con i sentimenti degli uomini,
donne ferite che travisano i sentimenti,
situazioni che si ripetono come copioni...
Non ho più la voglia e la forza di scrivere...
Non così, non ora.
Continuo a sbagliare, e penso che in fondo sia la mia natura...
Dovrei forse fare come qualcuno mi ha consigliato più di una volta?
divertiti uomo del nulla... non ha senso sdrucirsi per qualcuno che un giorno ti rinfaccerà i tuoi più piccoli errori e traviserà il tuo bene...
vedremo...già... proprio così... vedremo...
"lo stolto ricerca e si unisce allo stolto, il prodigo ama e brama l'ammirabile"
ovvero
<<li stupid' va n'ghi li stupid', li frign va n'ghi li frign'>> by G.
mi scuso con chi non apprezza, comprende o reputi incorretto l'uso del dialetto specialmente su dei blog, ma per chi conosce le usanze e i modi di dire della mia terra comprenderà nella reale pienezza ciò che è intrinseco nella frase stessa...
Dentro una lacrima
e verso il sole
Voglio gridare amore
Non ne posso più
Vieni t'imploderò
a rallentatore
E nell'immenso morirò!
E si torna a soffrire in un eterno andirivieni... credere ancora nelle donne... perchè?
Casuale la vita.
Casuale la morte.
E' strano però, non ho paura, ho solo molta amarezza...
La tristezza mi assale e forse anche un po' di rabbia, rabbia per tutto quello che un giorno andrà perduto...
Nella vita c'è chi costruisce e lo fa in maniera naturale, come se sapesse inconsciamente che deve essere fatto, perchè non potrebbe essere altrimenti. E il tutto diventa normale. Poi un giorno si volta ed osserva, quel giorno si rende conto che quello che ha costruito, tutto ciò che ha immagazzinato dentro se sparirà in una frazione di secondo e non ci sarà più nulla. Quel giorno quell'uomo piangerà, non per il salto nel buio, non per il niente, piangerà per tutto ciò che verrà perso e per tutto ciò che non sarà riuscito ad assimilare. Piangerà per un amore non donato e per uno non ricevuto, piangerà per il tempo perduto e per quello che non avrà potuto vivere. Piangerà perchè qualcuno starà male quando non ci sarà più...
Piangerà per un sogno che è terminato, il sogno della vita...

Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.
quattro...Il quarto incontro.
Lui, un ragazzo con la faccia da sapientino, appena laureato. Sguardo sornione e sorriso sarcastico. Occhiali con la montatura in plastica trasparente e capelli nero corvino tirati all'insù da un gel che potrebbe sembrare colla. Lei simpatica ricciolina con gli occhi verdi ed i capelli castani chiari. Viso da furbetta e sguardo di una bimba innamorata.
Devono ancora decidere se quello che hanno davanti è l'uomo giusto per il lavoro da svolgere. I giudizi di lei sono stati positivi, se avesse potuto decidere da sola lo avrebbe già preso al secondo appuntamento. A fare resistenza era il ragazzo, al quale non piaceva quell'uomo appena più anziano di lui che aveva di fronte. Un uomo pacato, sempre sicuro di quello che diceva, sempre con una risposta pronta, risposta che spesso riusciva a spiazzare chi lo stava ascoltando. C'era un certo cuscinetto fatto di leggero astio e mancanza di fiducia tra i due, lo si notava semplicemente guardandoli.
Sul tavolo dove l'individuo era seduto vi era un giornale. Solo un quotidiano e null'altro. Era aperto alla seconda pagina. L'uomo iniziò a sfogliarlo mentre con lo sguardo a tratti si spostava verso il ragazzo in piedi davanti a lui. Non faceva caso agli articoli scritti in spagnolo, ma solo alle foto, quando d'un tratto una ragazzina che stava componendo qualcosa con della carta pesta gli strappò il giornale di mano. Era accovacciata insieme ad un'amica al lato destro del tavolo e non alzo neppure la testa per vedere se qualcuno stesse leggendo il giornale. L'unica che si accorse del gesto scortese fu la sua amica. Prese parte del giornale e lo restituì a quell'uomo che le stava osservando con un occhio severo.
Il foglio che si posò sul tavolo fece cambiare lo sguardo di quella strana persona. Prese un pennarello e segnò una delle foto della pagina. Un cerchio ovale tra un bimbo ed un signore di mezza età. Alzò la testa e disse: "questa è la stessa posizione in cui mi trovavo quando mi scattarono la foto in questa casa, solo che al mio fianco c'era una ragazza, la sorella di questo ragazzino". I due rimasero sorpresi e smisero di scrivere le loro relazioni. L'uomo iniziò a raccontare.
Ero in quell'isola in un giorno di permesso. Lavoravo sul continente da mesi e volevo staccarmi da quel caos e dai colleghi. Volevo vivere quello che gli indigeni vivevano.
Quella mattina di buonora mi alzai e mi diressi al porto. Casette con piccole tende bianche alle finestre, muri di mille colori, un arcobaleno che diveniva sempre più delizioso con il sorgere del sole. Il mare era piatto e si udivano i gabbiani volteggiare controluce sopra il piccolo porticciolo. Alla fonda un battello che sembrava portasse passeggeri. Mi avvicinai ad un marinaio che stava armeggiando con una grande cima attorno ad una bitta rosa dalla corrosione e dall'ossidazione del mare. Gli chiesi dove andasse quell'imbarcazione. Mi guardò come se non avesse mai visto un uomo in vita sua.
La nave faceva servizio di spola tra la terraferma e la piccola isola di San Teodor due volte al giorno tranne il sabato e la domenica, giorni in cui non era in servizio. Era un venerdì e gli chiesi a che ora ci sarebbe stato il primo viaggio. Mi rispose che era passato da qualche minuto l'orario di partenza, ma visto che non c'erano passeggeri stavano attendendo ancora qualche minuto. Risposi che ne avevano appena trovato uno.
Quella piccola isola a meno di due ore di navigazione, sbucava dal mare come una gemma di un verde splendente. Piena di vegetazione e di acqua, era abitata da uomini che traevano il loro sostentamento solo dalla pesca. Pesce che veniva portato sulla terraferma dalla stessa imbarcazione con cui ero giunto. Gironzolai per l'isola per quasi tutta la mattina, perdendomi tra foglie gigantesche di piante tropicali e alberi di cocco. Vagando tra dedali di sentieri per poi ritrovarmi su spiagge bianchissime senza anima viva nel raggio di chilometri. Mentre ero con i piedi nell'acqua e guardavo l'immensità del mare, una mano delicata mi sfiorò una spalla. Era la mano di una splendida ragazza. I suoi occhi neri erano più profondi del mare, ma il suo sguardo era dolce come poteva esserlo quello di un piccolo di delfino. La pelle ambrata risplendeva al sole e il suo sorriso era amichevole. Mi guardò e mi chiese se volevo mangiare. Risposi di si e dopo una decina di minuti di cammino arrivammo nel villaggio. Mi portò in questa costruzione, proprio quella ritratta in questa foto.
Mangiai con lei , il suo fratellino e la madre. Il pesce era delizioso, cotto tra le foglie di una qualche pianta che non conoscevo. Dopo il pasto mi alzai per guardarmi intorno e uscendo da quella piccola dimora sotto l'ombra di molte palme c'era un vecchio seduto ad un tavolo. Mi colpì per la sua pacatezza. Alzò appena gli occhi verso di me e poi torno a posarli su ciò che stava facendo. Mi avvicinai e vidi. Era intento a intagliare pezzi per un domino. Mi fece segno di sedere. Aveva la barba bianca ed i capelli ancor più bianchi, indossava un cappellino con la falda, forse regalatogli da qualche americano. Era il cappello dei Detroit Tigers, ne avevo uno identico quando ero un ragazzino. Aveva gli occhi azzurri, di quell'azzurro del suo mare. Forse si erano trasformati specchiandosi per anni in quelle acque. Gli chiesi del cappello. Mi disse che glielo aveva donato un tipo strano. Un grande pescatore, uno che aveva girato il mondo. Si sforzò per ricordarsi il nome. Si chiamava Ernesto, lo disse in spagnolo ed aggiunse che però era un americano. Lo aveva portato con la sua barca a pesca di Marlin per quasi una settimana molti molti anni prima. Mentre raccontava continuava ad intagliare le piccole caselle del domino. Ed io continuavo ed essere trasportato dalle sue parole e dalla sua voce calda e pacata.
Il rumore di una sirena che veniva dalla banchina mi distolse da quel sogno e capii che era ora di rientrare. Il vecchio mi guardò e mi disse: "hombre, no te preocupe, la vida es una gota en el mar". Lo salutai e mi diressi verso quel piccolo traghetto che mi avrebbe riportato in quel mondo il padrone non era l'uomo ma qualcosa rettangolare e verde. Un qualcosa che aveva sporcato gli animi umani...
Il ragazzo era rimasto immobile con la bocca socchiusa e gli occhi sgranati, la ragazza invece stava sorridendo. In quel momento lo strano uomo si alzò e andando via disse, rivolgendosi all'esaminatore: "sarebbe bene che quel lavoro lo facessi tu, credo che impareresti molto di più della vita invece che star qui ad ascoltare qualcuno che non si stancherà mai di viverla..."

Un piccolo carrilon verde, con un cloun giallo a pois rossi.
Qualcuno che mi conosce poco mi dice che mi servirà... dovrò girare la piccola manovella, per togliermi di dosso la tristezza o il mio umore nero, a seconda dell'occorrenza.
Le rispondo chiedendole come faceva a sapere che ero triste.
Mi guarda sorride e dice semplicemente: "lo sò"
Un dolce bacio e un abbraccio...
Quello è il mio regalo, in ritardo, ma è un regalo vero, fatto con il cuore e i sentimenti.
Cinque minuti e arriva anche una bottiglia di prosecco.
Siamo in tre come domenica, gli stessi occhi, gli stessi sorrisi...
Era da tanto che non festeggiavo... mi hanno reso felice seppur per pochi minuti. E sono riuscite a distogliermi da tanti pensieri, compresi quelli opprimenti di questa giornata...
E' stato un bel regalo quello di oggi... uno di quelli che si ricevono poche volte nella vita... un regalo di amicizia...